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Cultura - Sarò un estremista ma temo la "creatura" - di Alberto Massara


Sarò un estremista. Comunque vi voglio parlare della “creatura”.

Forse in questo momento il povero George Orwell si starà rivoltando nella tomba vedendo cosa sta provocando al mondo intero la sua creatura e quale influsso maligno sta avendo sulle nuove generazioni. E pensiamo un attimo se il caro e vecchio Orwell fosse ancora in vita, quale vergogna e quale senso di ripudio avrebbe in sé verso ciò che lui stesso aveva creato?

Ora sarebbe importante fare un passo indietro e far sapere ai cari lettori non tanto chi è Orwell, scrittore investito da una discreta fama quindi piuttosto conosciuto, ma più che altro cos'è la sua creatura, colei che tanto mi terrorizza. Di certo nel 1949, data di nascita della creatura, il povero scrittore inglese era totalmente ignaro delle conseguenze di ciò che stava facendo, anche perché, se avesse anche solo potuto immaginare quale conseguenza avrebbe portato ai sapiens del 2000, beh forse, e lo spero, questo emulo di Frankenstein si sarebbe fermato in tempo.

La creatura do Orwell, a differenza di quella realizzata da Frankenstein, non ha armi particolari, non morde né graffia. Peggio. La creatura ti confonde le idee e ti porta a sostituire l'intelligenza con la stupidità, fino a pensare che ciò con cui hai a che fare sia sensato, reale, anche se in realtà non lo è assolutamente.


Per risolvere l'enigma che porta al nome della creatura, posso dirvi che essa è tratta dal libro "1984" , opera fondamentale nella carriera di Orwell. La creatura nel suo libro rappresenta una forma di dittatura che ha la facoltà e il potere di VEDERE tutti i suoi “sudditi”. E questo dittatore, ed ecco la soluzione dell'enigma, si chiama "Big Brother". La creatura per cui il povero George si sta tormentandonell'aldilà, la creatura che confonde chi la guarda, la creatura che da un semplice libro è arrivata fino al 2000 per distruggere la mente dei più deboli e creduloni non è nient'altro che... "Il Grande Fratello".

Mi prenderete per esagerato, ma, ripeto: sono un estremista.

Per me "Il Grande Fratello" non è un semplice fenomeno mediatico, un reality show. "Il Grande Fratello" è una minaccia, un virus, una vanga che sotterra anni di cultura. Pensiamoci un attimo, siamo caduti così in basso da entusiasmarci nel vedere 15 persone in una casa, che una sera a settimana a turno piangono come dei bambini perché, stranamente, ritorna il papà, la mamma, la cugina o chiunque altro a dirgli "Siamo orgogliosi di te". Una volta si era orgogliosi del proprio figlio per la scuola, per il lavoro, per la carriera, adesso perché è in una casa a farsi vedere mentre dorme, mangia, si scaccola, scoreggia...

Ma i fatti non danno di certo ragione a me. Nell'edizione appena conclusasi, il GF ha avuto una media di ascolti di 6 milioni di italiani. Ripeto: 6 milioni di italiani a vedere questo reality.

Ma il GF, come dice parte degli psicologi, è importante perché crea discussioni all'interno della famiglia e, per questo motivo, la mantiene unita.

Un'immagine da The Truman show
Un'immagine da The Truman show

Che sia per questo che la gente guarda il GF? Cosa ci trova di interessante? Le statistiche dicono che il maggior numero di persone guarda questo programma inizialmente per testare, in un certo senso, la stupidità degli inquilini, o, per dirla in un altro modo, per vedere fino a che punto può arrivare la "decenza umana contemporanea". Quindi in un primo momento non si è interessati a ciò che accade nella casa, ma sostanzialmente si è impressionati dai personaggi tanto da essere poi portati, ma solo successivamente, ad essere realmente incuriositi dagli avvenimenti del reality.

Un'altra immagine del film
Un'altra immagine del film

Ed a questo punto è fatta. Inizi a pagare quindici euro al mese per vedere la diretta su Mediaset Premium, non perdi più una puntata di "Pomeriggio cinque" per non farti scappare le ultime notizie ma soprattutto, il lunedì sera, entri nel club dei 6 milioni.

Rimane comunque una parte dei telespettatori che riesce a rimanere un po' consapevole del danno che si sta facendo, quella parte che, sì, guarda il reality, ma non si appassiona, continua a guardarlo semplicemente per stupirsi di ciò che vede. Ma ciò non nega a questa categoria l'iscrizione nel club del lunedì sera.

Speriamo, di questo passo, di non arrivare un giorno a creare un format simile a quello del film "The Truman show", in cui "È tutto reale... è tutto vero... non c'è niente di inventato... niente di quello che vedi nello show è finto... è semplicemente controllato".

Alberto Massara